UNA TEORIA SULLA PERCEZIONE DEI COLORI

colori e noteLa suddivisione dello spettro in sette colori non è netta, poiché lo spettro presenta una serie continua di sfumature tra un colore e l’altro, sfumature che sono delle tonalità a sé, causate da minimi cambiamenti di lunghezza d’onda e non da combinazioni di colori. Si chiama infatti spettro continuo. Di solito si elencano i colori maggiormente percepibili, i più evidenti, appunto sette, in analogia con le sette note della scala diatonica. Questi sette colori ci appaiono diversi perché i singoli raggi a cui corrispondono eccitano in maniera diversa i tre recettori o “tipi di coni” del nostro occhio deputati alla percezione cromatica, secondo la teoria di Young-Helmholtz.

Thomas YoungL’inglese Thomas Young è stato uno scienziato brillante ed eclettico. Pensate che a soli 14 anni aveva familiarità con il latino, il greco, il francese, l’italiano, l’ebraico, l’arabo e il persiano. I suoi compagni di studi a Cambridge l’avevano soprannominato “Phenomena Young”. Le sue ricerche si rivolgevano principalmente agli organi dei sensi, ed in particolare all’apparato visivo. Scoprì la causa dell’astigmatismo e fu l’autore, insieme a Helmholtz, della teoria della percezione dei tre colori da parte di tre recettori, sensibili uno al rosso, uno al verde ed uno al blu. Con i suoi esperimenti stabilì che la luce si comportava come un onda, una conclusione opposta a quelle degli scienziati suoi contemporanei che, al pari di Newton, credevano che la luce avesse una natura corpuscolare, sostenendo che Newton non poteva sbagliare.

Isaac Newton

Agli inizi del 1800 egli propose che la luce avesse un moto ondulatorio trasversale e che fosse la lunghezza d’onda a determinarne il colore. Siccome pensava che tutte le onde per muoversi dovessero essere supportate da un mezzo, ipotizzò che le onde luminose viaggiassero attraverso il così detto etere, che suppose riempisse l’intero universo. E questo è un fatto che ancora oggi tormenta parecchi scienziati.

tre recettori teoriaThomas Young avanzò l’ipotesi che i recettori responsabili della visone diurna (visione a colori) fossero di tre tipi, ognuno sensibile ad uno dei tre colori primari che lui stabilì essere il verde, il rosso e il blu. La sua ipotesi venne in seguito confermata da successive ricerche sulla fisiologia dell’occhio, che mostrarono l’esistenza sulla retina di tre tipi diversi di coni  o fotorecettori adoperati dall’occhio in luce diurna.

Young ipotizzò che la visione delle diverse sfumature di colori veniva generata dall’azione combinata di questi tre recettori, che pur essendo stimolati da tutto lo spettro reagiscono in modo diverso alle differenti frequenze presenti nella radiazione luminosa.

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