STUDI DI ICONE – di Carolina Franza

Carolina Franza 5
Carolina Franza – pittrice, iconografa

Sul web ho avuto modo (e sarebbe interessante darci un’occhiata per capire dove sta andando l’iconografia oggi, e sulle problematiche nel dipingere un’icona contemporanea tenendo conto della liturgia, e della teologia cattolica, diversa da quella russa, e sulle tematiche che questo innesca) di vedere una conferenza di mezz’ora di don Gianluca Busi, iconografo, parroco, nonché incaricato della Commissione d’arte diocesana per le opere d’arte della diocesi di Bologna, che ha studiato in Russia, in cui spiega le ultime correnti nell’icona contemporanea, dal congresso mondiale degli iconografi tenutosi a San Pietroburgo nel 2011. Poi c’è un’intervista di mezz’ora tra lui e l’iconografo Giovanni Raffa, sempre sull’icona contemporanea. Carolina Franza 1

 

Riassumo in breve i punti salienti, detti dal sacerdote, che mi hanno molto interessato dato che sono anni che mi trovo davanti a queste tematiche, che comportano un logorio nel risolverle. L’icona appartiene all’ortodossia, dunque a quel tipo di liturgia e arredo, e dunque deve tener conto di questo. Come si fa, ad esempio, a dipingere un santo cattolico, senza contravvenire al canone iconografico, che attualmente è quello ortodosso? Carolina Franza 3

Una possibile soluzione sarebbe dipingere come veniva dipinto prima dell’anno mille, prima della separazione. Purtroppo ci sono poche icone di quell’epoca, e paradossalmente sono in Italia, a Roma. Ma lo stile migliore è quello di Rublev, e poi loro procedono con la Scuola di Mosca, dove già c’erano molte differenze. Carolina Franza 6

Attualmente gli iconografi russi vengono in Italia a studiare le opere classiche fino al 1300, a Siena, Firenze, e dunque si stanno orientando verso di noi.

Nel cattolicesimo non ci sono delle regole ferree, questo sacerdote diceva che si possono fare cose più libere e che sarebbe ora di svecchiare i santini.

Infatti un’altra tematica interessante da riconsiderare sono anche i testi delle canzoni che vengono cantate in chiesa: non corrispondono nemmeno alla teologia cattolica, mentre il “Credo” è del quarto secolo, e dunque quest’arte iconografica non è vecchia, si può fare in quanto andrebbe a sintonizzarsi su questo nucleo centrale del cristianesimo.

Poi propone a tutte le cattedre di teologia un corso obbligatorio di icone teorico e pratico, nelle università di Teologia. Carolina Franza 12

L’iconografo Raffa ha detto che una volta pensava che fosse auspicabile come iconografo essere legato di più alla chiesa, di essere più riconosciuto, come ministero, mentre andando avanti ha visto che era meglio restare così.

Ed ora arrivo alle mie conclusioni.

È vero che se vogliamo fare un’icona nel senso di icona ortodossa, non tutte quelle nuove che facciamo noi lo sono in senso stretto, dipende dal soggetto, dalla raffigurazione, come ben spiegato nel video di cui sopra.

Ma in senso vero, ampio, icona come “luogo della presenza”, sono solo le vere icone, rarissime. Studi di icone, andrebbero definite così, secondo quanto mi ha detto Alessandro Benassai nel 1989, e che ora, quasi trent’anni dopo, vengono proposti come studi da questi iconografi, diciamo “professionisti”. Carolina Franza 4

Come tali sono accettate, in quanto ora tutti gli iconografi, a fianco delle copie, stanno realizzando prototipi nuovi di icone. Però da loro non sento mai parlare di ascesi e di ispirazione, come invece nella teologia ortodossa.

Ma senza ispirazione l’arte non esiste, nemmeno l’arte sacra. E chi è un esperto d’arte, penso lo capisca benissimo. Carolina Franza 9

Rimangono nella teologia razionale, non parlano di questo incontro, di cui invece la teologia è figlia, ed a sua volta, in un secondo momento, madre essenziale. Incontro secondo le regole della medianità ultrafanica, del profetismo, dei gradi della profezia, al servizio della Fede (vedi il Compendio di ascetica e mistica ad uso dei sacerdoti di Adolfo Tanquerey). Sarebbe utile addentrarsi profondamente in ciò che sta dietro l’icona e l’arte sacra vissuta, con la verifica costante di questo vissuto.

E dunque si potrebbe usare sia un linguaggio iconografico, ma anche simbolico, o essenziale, o per altro anche astratto, e rimarrebbero delle icone. Icone in senso ampio, immagine, non nel senso corrente di icone intese solo come immagini sacre provenienti dai paesi dell’Est. Compagnia Teatrale Archeosofica logo

Quando parlo di nuove icone, ora che ci penso, mi riferisco in primis alle immagini realizzate da Alessandro Benassai, che in senso ampio si possono considerare le nuove icone del sacro (vedi “Tradizione e futuro” – 2011).

Per superare l’inconveniente della rappresentazione storica o liturgica dei vari oggetti o vestimenti, si potrebbe utilizzare non uno stile storico formale, ma uno stile archetipico. Ad esempio cercherò di non mettere più strumenti musicali reali nella icona, ma l’idea di essi, usando comunque il sistema della geometrizzazione e della tecnica iconografica (prospettiva inversa, velature, ecc.).  Carolina Franza 11

Tommaso Palamidessi nel suo libro fa riferimento sia alle immagini geometriche, che a quelle antropomorfe (Cristo, Vergine, Santi e Angeli), nel contesto archeosofico, nel libro “La spiritualità dei numeri sacri”, riferendosi anche ai numeri, negli alfabeti sacri ebraico e greco, con Pitagora, come vie di ascesi e rivelazione dei principi, e del Principio (Archè).

Palamidessi dice che il rinnovamento, così come lo dice Evdokimov, verrà dal soffio vivificante dello Spirito Santo, e da chi si aprirà a questo, cessando di essere un tiepido cristiano.

Io credo che la risposta viene dall’aspetto profondo, interiore, del Cristianesimo esoterico, c’è questo fermento, e c’è un’iconografia archeosofica tutta da realizzare.

Non formale ma vissuta veramente. Sperimentale, ed in via di edificazione, su basi precise, non solo formali, che Palamidessi descrive nel 1974 nel trattato “L’icona, i colori e l’ascesi artistica”, sia da un punto di vista teoretico, sia pratico, che ascetico, e liturgico, jerurgico, teurgico. 18-crocifissione

Paradossalmente, la riconoscono di più i russi che gli italiani!!! Infatti sono i russi ora che vengono a studiare le opere sacre in Italia, arte sacra che è rimasta sostanzialmente fedele fino a Giotto.

Queste tematiche mi coinvolgono moltissimo, e dato che contatto molte persone, con diversi livelli di preparazione ed anche diversi orientamenti, e mi piace moltissimo dialogare, mettermi in gioco, risolvere tematiche aperte,  sono stata molto contenta di poter idealmente scambiare delle idee con chi si cimenta ad alti livelli di ricerca di studio e di opere con le icone, per conoscere le soluzioni proposte, sempre in via di elaborazione, com’è qualsiasi arte e scienza nell’ambito della ricerca.

Per questo motivo apprezzo moltissimo gli studi di icone, che io considero vere icone in tal senso, che stanno facendo le nostre amiche iconografe, e sono stata molto contenta di vedere la mostra annessa a San Galgano (ho il catalogo della mostra). Veramente brave, ed anche coraggiose! Faccio sempre presente che non sono la sola ad impegnarmi in questo, ma sono in ottima compagnia!

 

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